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Comunicato
“CELLULE STAMINALI E PARKINSON”
Napoli, 20 novembre 2008
Sulla base delle attuali conoscenze è evidente
che il trapianto di cellule staminali non rappresenta una pratica
terapeutica utilizzabile in tempi prevedibili nelle persone affette da
malattia di Parkinson. Al momento rimane una problematica confinata soltanto
ad aspetti di ricerca scientifica.
Le cellule staminali si caratterizzano per tre peculiarità: non sono
differenziate, possono dividersi senza limite e ciascuna cellula figlia può
diventare anche essa cellula staminale o imboccare la via del
differenziamento terminale.
L’utilizzo delle cellule staminali embrionali sarebbe teoricamente la scelta
ideale, data la loro completa totipotenza, per la cura di malattie
neurologiche come la Malattia di Parkinson. Ciò perché a tutt’oggi per molte
di queste patologie la terapia è ancora solo sintomatica e non del tutto
soddisfacente. L’utilizzo delle cellule staminali potrebbe prevedere il
rimpiazzo delle cellule nervose perse (nel caso della Malattia di Parkinson
si ha una degenerazione dei neuroni della via dopaminergica nigrostriatale).
Varie sono le possibili fonti di cellule
staminali utilizzabili nella malattia di Parkinson: cellule staminali
embrionali, cellule staminali neurali adulte o fetali, cellule staminali
autologhe (derivanti dal midollo osseo o da altri tessuti dei pazienti
stessi), cellule staminali derivanti dal cordone ombelicale.
Indipendentemente dalla fonte di cellule staminali vi sono alcuni problemi
da affrontare, che limitano ancora largamente il possibile utilizzo della
terapia ‘cellulare’ nel Parkinson.
In primo luogo vi è la questione dell’attecchimento
delle cellule staminali: il numero di cellule che sopravvive al
trapianto e si differenzia in neuroni dopaminergici è ancora molto limitato
negli studi animali, nonostante l’utilizzo di volta in volta di
antiossidanti, fattori trofici ed antiapoptotici.
Un altro limite sono gli effetti collaterali. Tra questi vanno
annoverati la oncogenesi, finora confermata per le cellule embrionali
e gli effetti della terapia immunosoppressiva in caso di trapianto con
cellule eterologhe. Tra l’altro dovrebbe essere scongiurata l’insorgenza
di complicanze motorie (discinesie di fase off), associate
all’utilizzo delle cellule nigrostriatali fetali.
Se quanto finora esposto rappresenta oggi lo “stato dell’arte“, con una
quota di incertezze superiore alle certezze, risulta assolutamente
non–etico, in quanto non suffragato da adeguate evidenze, promuovere
nella pratica clinica l’impiego delle cellule staminali per la malattia di
Parkinson.
Le procedure sperimentali peraltro nel nostro Paese sono sottoposte a
trasparenti meccanismi di controllo e puntuali verifiche di efficacia, a
tutela del paziente e dello sperimentatore e sono regolate da precise norme
di legge che vanno conosciute e rispettate.
Fondazione Parkinson Italia
Comitato scientifico: Giovanni Abbruzzese, Alberto Albanese,
Giuseppe Meco, Stefano Ruggieri, Mario Zappia.
Commissione etica: Vittorio Crespi, Salvino Leone, Carlo Pasetti.
Articoli di approfondimento:
A.Albanese1, Possibilità di intervenire con protesi
biologiche nella terapia della malattia di Parkinson, Atti 1° Congresso
Fondazione Parkinson Italia, 52-66
G.Meco2, A.Rubino3, C.Purcaro4,
Le cellule staminali: quale futuro nella terapia della malattia del
Parkinson?, Atti 1° Congresso Fondazione Parkinson Italia, 67-88
1) Istituto Nazionale
Neurologico Carlo Besta, Milano
2) Centro Parkinson
3) DAI di Neurologia e
Psichiatria Policlinico Universitario 'Umberto I'
4) Università di Roma La
Sapienza |